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Doveva essere un evento musicale, invece si è trasformato in un dramma. Tra le 19 vittime, una ragazza italiana, e oltre 500 feriti. Mentre si consumava la tragedia, lo spettacolo musicale è proseguito perché “The show must go on”. Gli organizzatori annunciano la fine dell’evento. (Gianfranco Mingione)

love_parade

Era il 1989 quando la prima Love Parade, quattro mesi prima della caduta del muro, veniva realizzata a Berlino dal dj Mattia Roeingh, il "Dottor Motte" (Il dottor tarma). Dal nome, s’intuisce cosa avessero in testa gli organizzatori: una parade in grado di diffondere la pace, la fratellanza, l’amore attraverso la musica.

Una manifestazione musicale che negli anni ha rivoluzionato il senso collettivo del raduno e del ritrovo per condividere e rilasciare emozioni. In questi anni la manifestazione era diventata anche un motivo per andare oltre i limiti, drogarsi e bere in maniera individuale o con rito collettivo. Una festa non solo d’amore e techno, insomma che a fine concerto aveva come ulteriore effetto negativo quello del degrado ambientale inferto al parco dai giovani. E anche qui un segno dei tempi, dei mala tempora currunt. Un specchio di una generazione che vive in maniera diversa questi raduni (Woodstock a confronto deve essere stato un raduno di agnellini), forse perché stanca, senza sogni o ambizioni di un mondo diverso. Ed ecco che andare oltre il limite è dovuto, atto obbligatorio, così come spararsi fino allo stordimento per ore e ore musica techno che la metal al confronto è musica sacra; un modo forse per non pensare al mondo che ce là fuori, alle disillusioni o semplicemente, un nuovo modo per vivere e andare oltre i limiti.

Per 21 anni il numero dei partecipanti è aumentato in maniera esponenziale, fino ad arrivare all’attuale edizione che ha contato circa 1,5 milioni di partecipanti. Ed è proprio in quest’ultima edizione, tenutasi nella città tedesca di Duisburg, che si è consumata una tragedia che ha visto la morte di 19 ragazzi, tra cui l’italiana Giulia Minola.

Tutto è successo verso le 17 di sabato, quando, durante il percorso che portava all’area del festival, una moltitudine di giovani si è ritrovata ad affrontare un percorso delimitato da transenne e il tunnel della Karl-Lehr-Strasse, come unico ingresso all’area musicale. Nel tunnel si è creato un effetto imbuto che ha generato il drammatico bilancio di vittime e feriti.

Sotto l’occhio del ciclone gli organizzatori del Festival, verso i quali lo stesso dj della prima edizione, Mattia Roeingh, punta l’indice accusatorio: “la colpa è degli organizzatori, come si può pensare di garantire un solo accesso all'evento? E' uno scandalo" (fonte repubblica.it).

Un solo accesso per oltre un milione di persone che si sono ritrovate in una calca infernale, a detta dei giovani presenti: “Doveva essere la festa dell'anno - racconta Marco, italiano, su Facebook, al rientro dalla Love Parade - l'unica musica che ho sentito sono state le sirene e gli elicotteri! Non riuscivamo a credere a quello che stava succedendo".

love_parade_2Ma in Germania si discute anche della scarsa presenza di agenti predisposti, 1200, a fronte del milione e mezzo di partecipanti. Se da un lato la polizia ridimensiona le cifre dei partecipanti, con il sindaco che parla di un sistema di “sicurezza solido”, dall’altro lato il sindacato di polizia denuncia le carenze del piano di sicurezza.

La cosa che stupisce di piu’ in queste ore di resoconto, non solo i giovani partecipanti ma l’opinione pubblica, è perché gli organizzatori abbiano fatto proseguire lo spettacolo e non fermato baracca e burattini in segno di rispetto per le persone morte e ferite. C'è chi si chiede come si possa ringraziare il pubblico, a fine spettacolo, per “la splendida giornata”. Splendida?

Chissà cosa ci sia di splendido nel veder morire 19 persone e ferirne oltre 500. Se stessimo parlando di un teatro di guerra, forse ce lo saremmo anche aspettato; ma per un evento nato 21 anni fa per diffondere pace, amore e fratellanza attraverso la musica certo che no.

Ed ora gli organizzatori annunciano la fine della manifestazione. Piu’ che giusto, verrebbe da dire e non solo perché hanno dimostrato di non sapere gestire un evento di portata internazionale, ma anche perché è il minimo per l’incomprensibile mancanza di rispetto nei confronti di quei giovani che speravano di partecipare a tutt’altro evento e si sono ritrovati in un baratro che, per alcuni, li ha condotti al termine della loro vita.

Purtroppo, si sa, che nell’epoca degli show e della vanagloria, della superficialità e del non sense, lo spettacolo non può fermarsi: the show must go on, nonostante tutto, nonostante tutti.


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