Decisione storica del Tribunale di Milano che ha considerato legittima la richiesta di un giovane straniero di partecipare al Servizio Civile. (Katia Tulipano)

Il giudice milanese Carla Bianchini, del Tribunale del lavoro, ha accolto il ricorso presentato lo scorso ottobre da uno studente pachistano ventiseienne, Shahzad Sayed, cui era stata respinta, pur essendo residente in Italia da 15 anni, la domanda di partecipazione al 'Bando per la selezione di 10.481 volontari da impiegare in progetti di servizio civile In Italia e all'estero' - pubblicato il 20 settembre 2011 - perché privo del requisito della cittadinanza italiana, previsto dalla legge 64/2101 ('Istituzione del servizio civile nazionale') e dal decreto legislativo 77/2002 ('Disciplina del servizio civile nazionale').
Lo studente, che sin dalle medie studia e vive in Italia, ma non gode della cittadinanza italiana, vistosi respinta la domanda di ammissione a svolgere Servizio Civile presso la Caritas Ambrosiana ha presentato il ricorso, con l’aiuto delle associazioni Avvocati e Studi giuridici sull'immigrazione, con il sostegno della Cgil e della Cisl di Milano. Tesi su cui si fonda il ricorso: evidente irragionevolezza e configurazione della stessa quale ulteriore ostacolo all’integrazione dell'esclusione dal servizio civile di giovani stranieri che sono nati in Italia o che vi vivono da molti anni.
Secondo i ricorrenti "è la prima volta che un giovane straniero agisce non tanto per rivendicare una prestazione o un servizio, ma per poter adempiere un diritto/dovere, quello di 'difendere la patria' intesa come collettività di persone che vivono stabilmente su un territorio e che sono legate tutte, senza distinzioni di cittadinanza formale, da un unico vincolo di solidarietà".
L’accoglimento del ricorso del giovane straniero da parte del Tribunale milanese si configura come una pietra miliare per il mondo del Servizio Civile.
“Anche ai cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, e come tali appartenenti in maniera stabile e regolare alla comunità, può essere esteso il dovere di difesa della Patria quale dovere di solidarietà politica, economica e sociale previsto dalla Costituzione. Escluderli dal servizio civile in quanto privi della cittadinanza italiana, pertanto, è discriminazione”. Queste le motivazioni a sostegno della decisione che segna una svolta storica per il Servizio Civile.
Ed ora cosa accadrà? Quali conseguenze per il Bando per il Servizio Civile 2011?
Il giudice ne ha dichiarato "il carattere discriminatorio" e ha ordinato "alla presidenza del consiglio dei ministri-Ufficio nazionale per il servizio civile di sospendere le procedure di selezione, di modificare il bando (...), consentendo l'accesso anche agli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia e di fissare un nuovo termine per le domande".
Plaude alla sentenza il Presidente di Amesci Enrico Maria Borrelli: “Noi pensiamo che un Servizio Civile che accolga anche le ragazze e i ragazzi stranieri cresciuti nel nostro Paese possa non solo fornire un forte sostegno alla loro integrazione, ma anche offrire alle nuove generazioni un’importante opportunità di partecipazione, solidarietà e scambio interculturale” – e conclude “Questa è la difesa della Patria che il Servizio Civile deve assicurare.”
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