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Conlcusa ieri la rassegna cinematorgrafica “Cinemasorrmerso-IndiVisioni”, primo esperiemento di emersione del cinema indipendente e di qualità, ma soprattutto laboratorio culturale e sociale. (Ornella Esposito)

indinapolicinema_logo NAPOLI —– “Una mattina ti svegli che il mondo che conoscevi non esiste più.Il prossimo potrebbe non esssere migliore”.Questa frase accompagna il film “Mia” di Fulvio Ottaviano, che  ieri al TRIP in via Martucci a Napoli, ha chiuso la rassegna “Cinemasorrmerso”, la prima organizzata dalla neonata Associazione di cineasti partenopei “IndiNapoliCinema”.

«L’Associazione è nata nove mesi fa sulla spinta di uno studio condotto da Alex Marlow-Mann lo scorso anno sul cinema napoletano —– spiega il suo Presidente, Maurizio Fiume —– in cui veniva evidenziata la grande potenzialità culturale, artistica e politica del “sistema” del cinema partenopeo, ma anche l’impossibilità di far evolvere tali potenzialità soprattutto per la mancanza di unione».

«Quando si gira un film a Napoli ci si incontra con tutti quelli che lavorano nel settore, e la nostra forza sta nella capacità di fare subito gruppo. Abbiamo deciso di trasferire questa capacità del set in Indinapolicinema, per lavorare a migliorare il contesto legislativo e imprenditoriale del cinema».

cinema_sommersoCinque le pellicole proiettate nell’arco della rassegna, iniziata nel mese di Maggio, tutte di alta qualità e tutte rigorosamente sommerse, cioè passate in sordina nelle sale cinematografiche, come è successo per il pluripremiato “La-Bas” di Guido Lombardi.

«I motivi che “sommergono” questo genere di film coraggiosi —– continua Maurizio Fiume —–  sono soprattutto la scarsa capacità di fare rete. Poi la comunità di cineasti si scontra con un sistema di distribuzione inefficiente e inadeguato, in cui dominano alcuni gruppi di potere che hanno il monopolio della produzione, della distribuzione e delle sale. Il miglior film del mondo non avrebbe alcuna possibilità di diffusione».

«L’unica possibilità è creare un nuovo sistema di diffusione in cui si possa intercettare una comunità di spettatori che, con il passa parola, faccia conoscere il film. È a questo progetto che Indinapolicinema sta lavorando».

Ma le intenzioni dell’Associazione, nata sulla scorta dell’esperienza romana di “IndiCinema”, sono molte altre. Sta elaborando, infatti, una bozza di legge regionale sul cinema indipendente che: «Punta a creare in Italia il primo distretto produttivo del cinema indipendente, e prevede il sostegno allo start-up di nuove microimprese cinematografiche», dice Maurizio Fiume.

Inoltre «mira ad incentivare le sceneggiature, la produzione di corti, documentari e soprattutto lungometraggi».

Naturalmente si intenderà organizzare anche concorsi, premi, tutoraggi di progetti di giovani autori, ma per creare nuove e giovani generazioni di cineasti è necessario anzitutto creare spettatori consapevoli. «Proprio per questo partirà il prossimo anno scolastico un progetto di alfabetizzazione cinematografica nelle scuole». E sempre per questo motivo, ad ogni proiezione è seguito un dibattito tra gli spettatori ed i registi, sceneggiatori e produttori dei film, pellicole che trattano tematiche di grande impatto sociale e civile come ad esempio “Ainom” di Mario Garofalo che narra la storia di un’ eritrea costretta a diventare la donna del suo datore di lavoro. L’intento dei dibattiti è anche quello di raccogliere le esigenze del pubblico, conoscerne i gusti.

A giudicare dalle presenze, decisamente confortanti, pare che le prime prove tecniche di cinema indipendente siano andate a buon fine. Il cinema è stato dissotterrato, e restituito al suo legittimo proprietario, lo spettatore.

Per saperne di più, consultare il sito www.indinapolicinema.it.



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Martedi, 21 Mag 2013

Servizio Civile Nazionale: a chi conviene

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(di Enrico Maria Borrelli) Da quando nel 2001 è stato istituito il Servizio Civile Nazionale, prima affiancando poi sostituendo con i volontari i giovani impegnati nell’obbligo di leva, si è aperto un intenso dibattito sulla centralità di questo Istituto nelle politiche di partecipazione, educazione e formazione delle nuove generazioni. Nato come strumento di difesa della Patria, di cui conserva ancora pienamente lo spirito, il servizio civile è presto diventato luogo di impegno e formazione dei giovani, coinvolgendo in questi anni oltre 270 mila volontari. Di questi il 68% ha un diploma ed il 25% la laurea, a testimoniare un grado di istruzione medio-alto tra coloro che lo svolgono e la percezione che tra i giovani l’esperienza è vista come un’occasione di apprendimento da integrare con i tradizionali percorsi di istruzione e formazione. Al termine dell’esperienza, dentro le stesse organizzazioni presso le quali hanno svolto servizio civile, molti giovani restano come volontari e altri trovano opportunità di lavoro. Leggi tutto

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