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Le associazioni anticamorra rispondono alla proposta di Roberto Saviano di vendere i beni confiscati. (Francesco Enrico Gentile)

libera_contro_le_mafie Dopo la proposta choc di Roberto Saviano di vendere i beni confiscati per sostenere le casse dello Stato, le associazioni anticamorra cominciano a far sentire la propria voce.

La "Casa della Pace e della Non Violenza- Asharam Santa Caterina" gestisce da  qualche anno, tra  mile difficoltà, un bene confiscato al clan D'Alessandro nel territorio di Castellammare di Stabia.

ServizioCivileMagazine dopo l'articolo di ieri ha ricevuto la lettera che pubblichiamo integralmente, per dare il senso di una vicenda, quella dei beni confiscati che al netto delle proposte del momento, vede quotidianamente tante energie giovani impegnate per fare, proprio dei beni confiscati, occasioni di riscatto e di libertà.

Caro Roberto,

Ti scriviamo in risposta alle tue dichiarazioni sulla vendita dei beni sottratti alla criminalità organizzata per le quali non ci troviamo assolutamente d’accordo.
La nostra associazione “la Casa della Pace e della Nonviolenza” - presidio di Libera “Asharam Santa Caterina” da quattro anni riutilizza a scopo sociale un bene confiscato come alloggio per migranti nel centro storico di Castellammare di Stabia, ecco perché ci sentiamo, senza arroganza, “chiamati in causa”.
Nel quartiere degradato ma pieno di fascino come quello di Santa Caterina abbiamo fatto nascere non solo un centro d’accoglienza per migranti ma anche un presidio di legalità, seppur tra mille sacrifici siamo un segnale importante.
Perché? Perché assicurare a questi un’accoglienza civile è un’azione necessaria alla legalità, un’azione di contrasto alla camorra che li accoglie in tutt’altro modo, fittando illegalmente “sotterranei”, veri e propri tuguri e speculando sulle loro necessità, sul loro disagio

.
Grazie al riuso di questo bene confiscato e attraverso l’idea dell’accoglienza e del lavoro partecipato si restituisce ogni giorno una forte immagine alternativa alla comunità in cui è situato il Bene: accogliendo le diverse componenti della popolazione residente sul territorio si fornisce un luogo fisico dove affermare la tolleranza verso il diverso e rendere possibile il rapporto con culture estranee.
Un bene confiscato è la casa di TUTTI, dei migranti, nel nostro caso, per un posto letto, degli abitanti del quartiere che vedono in questo luogo un primo presidio dello stato, dei giovani e dei cittadini di Castellammare che hanno trovato un luogo in cui vedersi, incontrarsi, proporre idee.
Riutilizzare un bene confiscato significa aprire le porte a Tutti, associazioni, movimenti e giovanili di partito, unendo con questi le rispettive esperienze in tematiche comuni e importanti, un segnale utile alla collettività: dimostrare nei fatti che la legalità non ha colore politico.
Abbiamo restituito alla città intera un patrimonio, perché è bene intendere che un bene confiscato è un patrimonio comune.

 
Non vorremmo risultare tediosi o presuntuosi nell’elencare semplicemente le attività possibili in un bene confiscato ma speriamo che, attraverso le reali esperienze su territori difficili, si riesca a cogliere le primarie necessità.
La vendita è gia concessa come estrema ratio, c'era piuttosto da aspettarsi una discussione su una rinnovata politica antimafia che, finalmente, metta in campo un'azione adeguata di risposta e di sostegno a queste realtà di passione civile troppo spesso lasciate sole.
Noi del Presidio di Libera “Asharam Santa Caterina” siamo solo uno dei tanti esempi, non solo della difficoltà del riuso di un bene confiscato in termini di economia sociale, ma soprattutto della passione e dell’impegno civile contro le mafie.
Caro Roberto, vedere l’impegno dei giovani nei beni sottratti alle mafie rappresenta una delle pagine più belle del nostro paese. Continuiamo a scriverla, senza “regali alle mafie”.

 
la Casa della Pace e della Nonviolenza
Presidio di Libera “Asharam Santa Caterina”



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