(di Enrico Maria Borrelli)
Da quando nel 2001 è stato istituito il Servizio Civile Nazionale, prima affiancando poi sostituendo con i volontari i giovani impegnati nell’obbligo di leva, si è aperto un intenso dibattito sulla centralità di questo Istituto nelle politiche di partecipazione, educazione e formazione delle nuove generazioni. Nato come strumento di difesa della Patria, di cui conserva ancora pienamente lo spirito, il servizio civile è presto diventato luogo di impegno e formazione dei giovani, coinvolgendo in questi anni oltre 270 mila volontari. Di questi il 68% ha un diploma ed il 25% la laurea, a testimoniare un grado di istruzione medio-alto tra coloro che lo svolgono e la percezione che tra i giovani l’esperienza è vista come un’occasione di apprendimento da integrare con i tradizionali percorsi di istruzione e formazione. Al termine dell’esperienza, dentro le stesse organizzazioni presso le quali hanno svolto servizio civile, molti giovani restano come volontari e altri trovano opportunità di lavoro.

La Corte Costituzionale, in una sentenza del 2008 relativa al Servizio Civile Nazionale, ha affermato che il dovere di difendere la Patria deve esser letto alla luce del principio di solidarietà di cui all’art.2 della Costituzione, accogliendo così un’accezione assai ampia del concetto di difesa della Patria.
In questo scorcio d’inizio secolo, pur nel quadro di una profonda crisi economica che attraversa l’Occidente,Napoli sembra essere la più greca tra le grandi città d’Italia. É qui che si manifesta in modo più drammatico la crisi, per un cumulo di ragioni storiche e congiunturali, a cui la rivoluzione arancione ha paradossalmente aggiunto criticità, divenendo elemento ulteriore del problema invece di aprire la strada ad una soluzione possibile.

Oggi ricorrono i 40 anni della legge 772 e anche il nostro giornale vuole rendere omaggio all’impegno che tutti gli obiettori di coscienza hanno profuso per il nostro Paese e per i nostri diritti. Correva l’anno 1972. Era il 15 dicembre. Il Parlamento italiano approvava la legge n. 772 sull’obiezione di coscienza al servizio militare, in cui si riconosceva ai giovani la facoltà di optare per un servizio sostitutivo civile. Tuttavia questo riconoscimento portava con sé il limite di assumere il rango di mero “beneficio”: “Gli obbligati alla leva che dichiarano di essere contrari in ogni circostanza all'uso personale delle armi per imprescindibili motivi di coscienza possono essere ammessi a soddisfare l'obbligo del servizio militare nei modi previsti dalla presente legge”.
Talvolta la situazione precipita a tal punto che non è più possibile usare frasi di circostanza ed aggrapparsi alla retorica, anche appassionata. Bisogna parlare brutalmente, con rabbia, fuori dai denti, dicendo pane al pane e vino al vino.
Sono di questi giorni i rumors sulla possibile “chiusura” del programma Erasmus a causa di restrizioni sul bilancio dell’UE.
In questi giorni l’assemblea del Senato sta votando il disegno di legge 3249, relativo alla “riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” che, come recita l’articolo 1 del testo, deve essere “sociale ed economica”, anche attraverso ( dice il comma d) il “rafforzamento dell’occupabilità” delle persone.
Poco più di un anno fa, in una Bruxelles a proprio agio in un ordinatissimo sciopero generale, più di seicento rappresentanti del mondo della cultura sedevano al tavolo con le Istituzioni europee per discutere dei concreti sviluppi del settore artistico-culturale e dei programmi europei dedicati a musica, arte scenica, danza, video installazione, fotografia, pittura e letteratura, in una parola cultura, nelle sue molteplici declinazioni. Questo era Culture in Motion 2011. 

L’avvento del nuovo Governo tecnico alla guida del Paese non ha offerto, per il momento, motivi di speranza alle migliaia di giovani, di organizzazioni e di enti locali che si stanno battendo per evitare i tagli al Fondo Nazionale per il Servizio Civile e, conseguentemente, il collasso dell’intero sistema.
In Europa soffia il vento dell’ultradestra e