“La nostra Africa”, un libro e un’associazione

di Anna Laudati

Quando a chiedere aiuto sono i bambini, siamo noi a rispondere e a dare ciò che abbiamo per sfamarli e portare conforto e sorrisi nelle terre lontane in cui vivono, dimenticate dal mondo occidentale ma non per questo dimenticate dall'amore. (Mariella Vinci)

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Si chiama “La nostra Africa” ma è l’associazione di volontariato che riempie i cuori di tutti. Nasce in seguito ad un viaggio in Kenya nel 2005 di dodici volontari di Martina Franca (TA), ospiti dei “Missionari della Consolata”, avente come scopo la formazione e la solidarietà sociale, realizzando progetti a favore delle popolazioni bisognose, oggi vanta la presenza di 130 soci. Uno dei dodici volontari ha dato vita casualmente durante la missione ad un diario di bordo che successivamente è diventato un libro “La nostra Africa”, un libro-diario, appunti di viaggio, facendo cenno al celebre romanzo autobiografico “La mia Africa” di Karen Blixen, pubblicato nel 1937. 

Oggi l’autrice del libro, Maria Teresa Izzinosa, è la presidente dell’associazione “La nostra Africa”. In questo libro è descritta l'Africa, quella vera, quella che soffre, che lotta per “svincolarsi” dal dolore e dalla povertà, quella parte di mondo spesso dimenticata, sfruttata, emarginata. Si legge perfettamente tra la righe quanto sia fondamentale la figura del volontario in Africa, sembra non aver paura di nulla, parte per un mondo tanto lontano e torna soddisfatto e grato per quello che ha. Lo si legge negli occhi dell’attuale presidente, che con entusiasmo ed emozione ha raccontato il suo primo viaggio in Africa, l’accoglienza con canti e balli, l’esigenza di andarci frequentemente, lì dove per vivere c’è poco o quasi niente, una manciata di sorrisi, tanta speranza e infinita gioia.

Una ricetta speciale questa che i volontari apprendono una volta che sono lì e utilizzano per affrontare i problemi che attanagliano questo continente. Sicuramente,vedere un bimbo malato di aids camminare per le strade sporche di fango e vedere dal vivo le donne che trasportano i secchi con l’acqua presa al fiume sulla testa, non significa entrare per davvero nei problemi della gente di qui, non significa riuscire a capirli. Apparentemente curiosa è la visione di una donna anziana o di un bambino che masticano ripetutamente qualcosa, quel qualcosa è una pianta che contiene sostanze stupefacenti, in questo modo si riesce ad attutire il sintomo della fame ma allo stesso tempo la mente è inebriata e stordita.

Insomma non basta osservare, fare scatti, la gente ha bisogno di essere ascoltata, di essere letta negli sguardi, nessun volontario, quindi, deve mai sentirsi un eroe, potente o speciale. Uno dei momenti più significativi del viaggio è stata la visita all’opera realizzata da Fratel Giuseppe Argese, una figura cardine dell’associazione, nato a Martina Franca, missionario da decenni in Kenya, noto in Africa per la progettazione e la realizzazione di un grande acquedotto che ha portato l’acqua a 250 mila persone. Un’impresa straordinaria la sua. Durante una passeggiata nella foresta Nyambene si accorse che la nebbia notturna si condensava sugli alberi disperdendosi attraverso i raggi solari nel terreno.

Fratel Argese scava, allora, nella montagna, e attraverso gallerie raccoglie bacini di acqua. E’ stato insignito di diversi riconoscimenti internazionali fra cui un attestato da parte dell’ONU, tanto da destare l’attenzione negli anni scorsi di Piero Angela, conduttore del famoso programma televisivo Superquark, il quale ha curato un reportage riguardante la realizzazione dell’acquedotto. Sei dei dodici volontari partiranno a Luglio per il Kenya per inaugurare un presidio sanitario in una baraccopoli di Nairobi e il prossimo Gennaio per tagliare il nastro ad una scuola “perché di quella terra ci si innamora e non la si abbandona mai”- ha dichiarato la presidente Maria Teresa Izzinosa.  

“Noi, nelle nostre case, osiamo gettare il superfluo, nei supermercati compriamo anche quel che non ci serve, i nostri bambini piagnucolano per non mangiare quel che a loro non piace… Qui è tutto al contrario…”- si legge a pag.74 del libro “La nostra Africa”. Queste parole celano in loro il significato autentico della vita che presi della frenesia di ogni giorno non cogliamo. Fermiamoci allora un attimo a riflettere su quello che la vita stessa ci ha donato e facciamo in modo di tenercelo stretto.

Basterà guardare gli occhi vivaci dei bambini africani per capire le mie parole…