Pace. Comuni veneti: un’altra difesa è davvero possibile

di Redazione

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"firme trovate, ora parlamento ascolti voci delle comunità locali"

Trovate le firme, ora non è tempo di riposarsi sugli allori. La mobilitazione per "Un'altra difesa è possibile" va tenuta in campo. I Comuni veneti che hanno firmato per una difesa civile, non armata e non violenta (sul filo di lana sono state raggiunte le 50.000 firme per portare in Parlamento la nuova idea di sicurezza e di difesa del Paese), accolgono con soddisfazione il raggiungimento delle firme necessarie e però rilanciano il loro impegno "affinché questa proposta possa ora trovare spazio nel dibattito parlamentare".
Infatti, è "importante che anche il livello locale possa contribuire alla costruzione di una nuova cultura della sicurezza, nella quale la prevenzione, la solidarietà e la capacità di gestione non violenta dei conflitti siano riconosciute come strumenti di difesa della comunità. Il raggiungimento delle 50.000 firme dimostra che esiste nel Paese una domanda forte di partecipazione e di confronto su quale debba essere oggi il significato della parola difesa. Ora chiediamo che questa voce possa arrivare in Parlamento".
In Veneto ci hanno messo la firma Padova, Abano Terme, Monselice, Ponte San Nicolò, Selvazzano Dentro, Camponogara, Mira, Verona, Vicenza, Caltrano, Carrè, Chiuppano, Longare, Marano Vicentino, Monticello Conte Otto, Santorso, Thiene, Piovene Rocchette, Valli del Pasubio e Zugliano.

La campagna "Un'altra difesa è possibile", promossa da Conferenza nazionale enti di servizio civile (Cnesc), Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci! punta alla istituzione, presso la presidenza del Consiglio dei ministri, di un Dipartimento della difesa civile, non armata e non violenta, con funzioni di indirizzo, coordinamento e attuazione delle politiche in materia. Al suo interno troverebbero collocazione e coordinamento strumenti già esistenti e nuove competenze: i Corpi civili di pace, destinati alla prevenzione dei conflitti, alla mediazione e all'assistenza nelle aree di crisi; un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo; e un sistema di collaborazione con la Protezione civile, i Vigili del fuoco e il Servizio civile universale. La proposta individua, inoltre, un Fondo nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta, finanziato attraverso gli stanziamenti statali e, secondo quanto previsto dal testo, anche attraverso la possibilità per ogni contribuente di destinare il 6 per mille della propria Irpef, senza alcun onere aggiuntivo, a questa forma di difesa.

Fonte: Dire