Servizio Civile, all’Università Vanvitelli 20 volontari con il progetto Amesci per l’inclusione degli studenti

di Redazione

servizio civile vanvitelli

Sono 20 i giovani che il 9 ottobre hanno iniziato il loro anno di Servizio Civile Universale all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, nell’ambito del progetto “Insieme Senza Barriere: Strategie per l’Inclusione Studentesca”. I volontari saranno impegnati per dodici mesi nelle attività del Centro SCUP, contribuendo a rendere i servizi universitari più accessibili e a favorire l’inclusione degli studenti con disabilità e disturbi specifici dell’apprendimento (DSA).

Per dare il benvenuto ai nuovi volontari, l’Ateneo ha organizzato un momento di accoglienza presso il Centro SCUP di Caserta, alla presenza del professor Vasco D’Agnese, delegato del Rettore per la disabilità, della professoressa Francesca d’Olimpio, presidente del Centro SCUP, della direttrice Barbara Morgillo e del presidente della Fondazione Amesci, Enrico Maria Borrelli.

Nel corso dei dodici mesi, i volontari affiancheranno il personale del Centro nelle attività di accompagnamento degli studenti alla vita universitaria, contribuendo a individuare le barriere fisiche e digitali che ne ostacolano la piena partecipazione, a migliorare l’accessibilità dei servizi e dei materiali didattici e a promuovere una cultura dell’inclusione all’interno della comunità accademica. Un impegno che coinvolgerà 16 giovani nella sede di Caserta e 4 in quella di Santa Maria Capua Vetere, dove sono previste anche attività dedicate alla mediateca accessibile.

L’incontro è stato anche un’occasione di confronto con i giovani, alcuni dei quali hanno condiviso le motivazioni alla base della propria scelta di partecipare al Servizio Civile. Tra le testimonianze, quelle di chi ha deciso di mettere a disposizione degli altri studenti il sostegno ricevuto durante il proprio percorso universitario e di chi ha riconosciuto nell’esperienza un’opportunità per trasformare le proprie difficoltà in una risorsa per la comunità.

«È questo, senza dubbio, uno degli aspetti più belli del Servizio Civile. Il punto in cui i vissuti personali incontrano le aspettative collettive, dove ciò che abbiamo ricevuto diventa qualcosa che possiamo restituire e dove il desiderio di essere utili agli altri finisce, spesso, per insegnarci qualcosa anche su noi stessi», ha sottolineato il presidente della Fondazione Amesci, Enrico Maria Borrelli, in un post pubblicato sulla propria pagina Facebook all’indomani dell’incontro.

«In un tempo in cui dei giovani raccontiamo troppo spesso ciò che non fanno, ciò che non vogliono o ciò che non sono, incontri come quello di ieri ci ricordano quanto sia importante offrire loro occasioni concrete per esprimere ciò che possono essere e diventare. E quanto le istituzioni possano fare quando scelgono non soltanto di aprire le proprie porte, ma di accogliere davvero». «Incontri come quello di ieri ci ricordano quanto sia importante offrire loro occasioni concrete per esprimere ciò che possono essere e diventare. E quanto le istituzioni possano fare quando scelgono non soltanto di aprire le proprie porte, ma di accogliere davvero».