CNEL: le politiche giovanili devono diventare una leva di autonomia e partecipazione

di Redazione

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Approvato dall’Assemblea un documento di osservazioni e proposte

Le politiche giovanili devono diventare una leva effettiva di autonomia, partecipazione, coesione sociale, crescita del sistema produttivo e giustizia tra generazioni. È quanto viene evidenziato dal CNEL in un documento di Osservazioni e Proposte dedicato al disegno di legge A.C. 2825 recante “Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia”. Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, che ha approvato il documento nella seduta odierna dell’Assemblea, valuta positivamente l’impostazione generale del ddl, indirizzato a dotare l’Italia di un quadro normativo organico e a costruire una programmazione pluriennale strutturata. Ritiene però necessario evitare che il riordino si esaurisca in un intervento meramente ordinamentale o procedurale. La nozione di autonomia giovanile non si esaurisce nella partecipazione culturale o associativa, ma comprende lavoro di qualità, accesso alla formazione, sostegno all’imprenditorialità, casa, salute mentale, inclusione sociale, mobilità, previdenza e possibilità effettiva di incidere sui processi decisionali. L’efficacia del disegno di legge dipenderà dalla capacità di sciogliere alcuni nodi essenziali: coerenza anagrafica, partecipazione effettiva, accessibilità universale, raccordo con lavoro e formazione, identità del Servizio Civile Universale, adeguatezza delle risorse e capacità di misurare gli effetti delle politiche sui giovani e sulle generazioni future.

“Sono molto soddisfatto – ha dichiarato il vicepresidente del CNEL Floriano Botta, relatore del provvedimento – perché abbiamo approvato un ottimo documento, con proposte condivise all’unanimità nella cabina di regia del Forum giovani del CNEL. L’obiettivo è di rendere la riforma più integrata, partecipata e orientata all’autonomia reale dei giovani, evitando che la Strategia Nazionale resti un atto programmatico privo di strumenti, risorse e responsabilità verificabili. Investire sulle giovani generazioni significa rafforzare la coesione sociale, la competitività del Paese e la sostenibilità delle scelte pubbliche nel tempo. È necessario che i giovani possano fare le loro proposte sui temi che riguardano più direttamente il loro futuro, come la robotica, l’Intelligenza Artificiale, le nuove tecnologie che stanno cambiando il mondo del lavoro, in modo tale da poterle recepire e valorizzare”.

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