Servizio Civile. A tu per tu con Enrico Maria Borrelli, presidente di Amesci

di Gianfranco Mingione

L’anno che si sta chiudendo e l’anno che verrà: tra speranze e paure, proviamo a fare un bilancio del 2010 per capire come sarà il 2011. Come? Con un’intervista a Enrico Maria Borrelli, editore di Servizio Civile Magazine: "Quando si investe sui giovani si investe sul futuro di una Nazione". (Gianfranco Mingione)

E_Borrelli

E non sarà facile, il 2011. Ma neanche difficile se non smetteremo di credere che le cose possono cambiare se davvero lo vogliamo. Il che significa, in merito al servizio civile così come ad altre cose importanti da fare nel nostro paese, che se nel 2010 abbiamo perso molto, qualcosa di importante in ogni campo della nostra società, nel 2011 dovremo rimboccarci le maniche per sederci attorno a un tavolo e cambiare registro. Sì, perché ci sono cose, come il servizio civile, che non appartengono né alla destra, né alla sinistra. Né a questo o quel gruppo sociale. Appartengono a tutti e in nome e per conto di tutti vanno salvaguardate. Quindi, riprendiamoci le cose importanti, e impariamo a tagliare le cose futili. Il servizio civile appartiene all’insieme degli elementi importanti e fondanti la civiltà di una comunità. Come l’Italia e i giovani italiani. Da non dimenticare. Mai.

Il 15 dicembre, la Cnesc, ha presentato il XII Rapporto annuale sul servizio civile. Nonostante il messaggio d'auguri inviato da Napolitano al mondo del servizio civile, il Sottosegretario Giovanardi, ha confermato quanto si era già dedotto in questi ultimi due anni, ovvero che, "tranne qualche parlamentare, il Servizio civile nazionale non se lo fila nessuno" (corsivo dichiarazione Giovanardi, fonte Ansa). Cosa sta succedendo e qual è il punto di vista di Amesci?
Sta succedendo che il servizio civile si trova nelle stesse condizioni in cui versano i fondi di tante altre politiche, come quelle del welfare, del terzo settore e dell’università. Lo Stato sta tagliando i fondi in ogni settore e, maggiormente, in quei settori ritenuti di minore importanza come, dobbiamo convenire, è ritenuto quello del servizio civile nazionale.
Non intendo certo giustificare le scelte del Governo e del Parlamento, ma non possiamo neanche fingere di non sapere che la situazione economica del Paese versa in condizioni preoccupanti su tutti i fronti. Quello che rilevo e che denuncio è che dopo trent’anni di servizio civile in Italia la classe politica, in primis quella parlamentare, continua a non conoscerlo e a non comprenderne l’importanza per i giovani, per il terzo settore e per gli enti locali.

I dati contenuti nel XII Rapporto non sono rincuoranti. Diminuiscono i progetti e i volontari degli enti appartenenti alla Conferenza, per non parlare della riforma che non sembra trovare via d'approvazione. Qual è la proposta di Amesci per migliorare e rilanciare il servizio civile? Riusciranno, a suo avviso, gli enti e le istituzioni, a raggiungere un accordo come auspicato proprio durante la presentazione del Rapporto dal sen. Giovanardi, l'on. Sereni (PD)  e l'on. Rivolta (Lega Nord)?
Se i dati della Cnesc non sono confortanti va detto che quelli di enti minori lo sono ancora di meno. Quanto alla riforma la strada sembra lunga e quanto mai impervia. I nodi da sciogliere sono anzitutto le posizioni che vedono confliggere lo Stato con le Regioni, gli enti del terzo settore con quelli pubblici, gli enti di promozione culturale con quelli a carattere assistenziale. Scuole di pensiero, in alcuni casi, o bande rivali, in altri.
I maggiori problemi nascono dalla ristrettezza delle risorse che costringono ad una guerra tra poveri, ma non si possono sottovalutare gli aspetti inerenti una più generale riorganizzazione del sistema su temi quali: finalità dello strumento, status giuridico dei giovani, disomogeneità nella distribuzione nord-sud, flessibilità della durata del servizio, omologazione e trasparenza dei criteri di valutazione dei progetti su base regionale.
La politica difende gli interessi dei cittadini e delle loro rappresentanze e, dunque, se ci troviamo con politici che la pensano diversamente è perché noi enti piuttosto che unirci in un percorso comune cerchiamo scorciatoie per tutelare interessi di questa o quella categoria generando, di rimando, un’empasse al processo di riforma. Sono consapevole che esistano diverse e legittime visioni del servizio civile, ma sono anche convinto che sia più facile accordarsi tra enti che aspettare un accordo tra forze politiche. E questo è un invito al dialogo.

Sono tanti i settori nei quali i giovani possono svolgere il servizio civile: assistenza, educazione, promozione culturale, tutela del patrimonio, protezione civile e ambiente. Qual è il settore in cui opera maggiormente l'Amesci?
Come la maggior parte degli enti anche Amesci sviluppa prevalentemente progetti in ambito socio-assistenziale, ma non è per noi una priorità associativa, quanto piuttosto la risposta alla domanda più frequente che ci arriva dai partner e quindi dal territorio. Tuttavia, continuiamo ad investire molto sulla formazione e sull’educazione dei giovani, ritenendo il servizio civile il miglior strumento per attuare politiche di partecipazione e di stimolo alla cittadinanza attiva.

Oltre la metà delle domande di accesso al servizio civile proviene dal sud. Tale dato, secondo molti, fa presumere che i giovani di quest'area geografica vivano il servizio civile come un'opportunità lavorativa. Questo non fa sì che il servizio civile venga vissuto come un'agenzia precaria di collocamento più che un anno dedicato al bene comune, alla cittadinanza attiva?
Questa chiave di lettura è riduttiva. Al sud si ha la maggiore partecipazione di giovani laureati rispetto ad altre aree del Paese, dunque non di giovani indigenti ma di ragazzi in formazione e proiettati verso un progetto di vita qualificato. Nel meridione non si fa servizio civile per sopravvivere, quanto perché si ha il tempo, purtroppo, di fare tante altre esperienze al termine degli studi in attesa che si apra la porta giusta per entrare nel mondo del lavoro.
I giovani del sud sono anche ottimi clienti per le scuole di formazione post-scolastica, per i master, per gli stage gratuiti. Insomma, si devono dare da fare proprio tanto e molto spesso piuttosto che essere pagati per un anno investono anni di risparmi dei loro genitori per continuare a formarsi e a sperare.
Tuttavia, un problema “sud” esiste nel servizio civile, ma non ha origini diverse da tanti altri problemi del sud. Con una classe politica più attenta potremo evitare ai giovani quei fraintendimenti che i giovani stessi non avrebbero se non male indirizzati.

Cosa si augura per il futuro? Si riuscirà a riscattare questa nobile esperienza?
Sono più che fiducioso che il servizio civile saprà affermarsi sempre più nella cultura del nostro Paese e spero che nel prossimo futuro si riesca a creare con il servizio civile una vera e propria palestra di cittadinanza partecipata a cui contribuiscano non soltanto le istituzioni centrali dello Stato, ma anche gli enti locali, le agenzie formative e le imprese. Perché quando si investe sui giovani si investe sul futuro di una Nazione.